Parkinson, prevenirlo con i frutti di bosco

di Valentina Cervelli 2

Il Parkinson, malattia degenerativa cerebrale , rappresenta una delle patologie più invalidanti per l’essere umano. Ciò è dato dal fatto che, sebbene si possa tentare di limitare l’incidenza dei sintomi o fare in modo che non siano di troppo disturbo per la normale vita del paziente, rimanga di per sé una malattia incurabile.

Ora una speranza: i frutti di bosco potrebbero rappresentare il giusto fattore in grado di prevenire il morbo di Parkinson negli uomini, grazie al loro contenuto di flavonoidi.

Va ricordato che questa patologia provoca l’abbassamento dei livelli di dopamina, importante neurotrasmettitore prodotto dal nostro organismo. Sebbene vi siano dei casi di Parkinson precoce (un esempio tra tutti l’attore Michael J. Fox, n.d.r.) si tratta di un disturbo che generalmente colpisce gli individui dopo i 60 anni.

I ricercatori della Harvard School of Public Health di Boston, guidati dal dott. Xian Gao ha dimostrato l’utilità dei flavonoidi (sostante antiossidanti, n.d.r.) presenti nei frutti di bosco nel contrasto  ma soprattutto nella prevenzione alla malattia.

Lo studio, che verrà presentato al prossimo meeting dell’American Academy of Neurology ha  coperto un periodo di circa 20 anni, ponendo sotto esame 80.336 donne e 49.281 uomini, tenuti sotto stretto monitoraggio per ciò che riguarda l’assunzione dei flavonoidi.  Spiega il coordinatore della ricerca:

I  nostri risultati suggeriscono che i flavonoidi, in particolare un gruppo chiamato antocianine, potrebbero avere effetti neuroprotettivi. Se verrà confermato, i flavonoidi potranno divenire un modo naturale e sano per ridurre il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson.

In venti anni, dell’ampio bacino di pazienti preso in considerazione, solo 800 hanno sviluppato la malattia. Il risultato sorprendente è stato l’aver rilevato che gli uomini alimentatisi con maggiori quantità di cibo contenente flavonoidi come i frutti di bosco, le arance e le mele hanno mostrato il 40% di possibilità in meno di sviluppare la malattia. Al contrario nelle donne,  non è stata rilevata nessuna correlazione tra l’assunzione di flavonoidi e la prevenzione della malattia. Nel loro caso è stato riconosciuto però un maggiore ruolo protettivo da parte degli antociani, una sottoclasse di flavonoidi, valida ad ogni modo, anche come protezione per i rappresentanti di sesso maschile.

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Fonte: La Stampa

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