Cannabis terapia: gli effetti e la legge in Italia spiegati da un esperto

di Cinzia Iannaccio 3

Cannabis terapia. In Toscana presto sarà approvata una legge che prevede la somministrazione di farmaci cannabinoidi (ovvero derivati da canapa indiana), negli ospedali e/o in strutture per le cure palliative, per tutti quei pazienti in fase terminale che ne avessero bisogno e solo nei casi in cui altri farmaci non dovessero più fare effetto. Il tutto previa identificazione di un responsabile che verifichi il rispetto delle linee guida; il medicinale medico specialista dovrà essere comunque prescritto soltanto da un in neurologia, oncologia o nel trattamento della terapia del dolore. La novità vera però sta nel fatto che a sobbarcarsi le spese di tale pratica medica, sarà il Servizio Sanitario Regionale, visto che quello Nazionale, non lo fa.

In Puglia già da tempo la cannabis terapia è a spese della Regione, ma si tratta di una delibera della Giunta e non di una legge vera e propria. Sul territorio nazionale, esistono comunque numerose iniziative al riguardo.

Ma quale è la situazione attuale in Italia circa l’utilizzo di questi farmaci? Ce lo ha spiegato la Professoressa Rosanna Cerbo, neurologa e coordinatore per la Regione Lazio del progetto “Ospedali e territorio senza dolore”, che sta lavorando ad una ulteriore ipotesi legislativa sul tema.

“Attualmente per ottenere questi medicinali in Italia occorre la richiesta  di un medico specialista da inoltrare al Ministero della Salute per l’autorizzazione all’acquisto dall’estero di farmaci a base di sostanze derivate dalla cannabis e non solo (procedura prevista dal D.M. 11-2-1997 sull’importazione di specialità medicinali registrate in altri Paesi n.d.r.) per una terapia di massimo tre mesi, in forma nominale, cioè esclusivamente per il paziente e a sue totali spese. Circa 600,00 euro”.

Dunque esiste una possibilità terapeutica in Italia in questo senso, anche se ovviamente non è per tutte le tasche. Dunque ben vengano le iniziative come quelle della Toscana?

” La richiesta attuale è soprattutto incentrata sulla Sclerosi Multipla.  Presto il problema si potrebbe in parte risolvere: a breve infatti è prevista l’autorizzazione anche nel nostro paese alla commercializzazione del Sativex, già venduto in Spagna ed in altri Paesi, per il trattamento della Sla. Anche se non so se in questo caso sarà a carico del cittadino o del SSN. Certo è che si potrà acquistare in farmacia”

Ma per quale motivo allora c’è reticenza al riguardo? Effettivamente cosa dicono le ricerche scientifiche?

” Il punto è proprio questo: occorre fare chiarezza sui termini. Una sostanza può avere un “effetto chimico-farmacologico”, sul nostro organismo. Nel caso specifico, nel nostro cervello esistono dei recettori per i cannabinoidi, (che sono i principi attivi della canapa indiana) che esistono anche in forma endogena (cioè sviluppati dall’organismo). Tra questi  il più studiato è l’anandamide (che in sanscrito vuol dire serenità). Insomma un pò come le endorfine per la morfina. Ma un effetto di questo tipo non è necessariamente terapeutico, non è detto che curi. Un medicinale deve avere questa finalità e solo le pubblicazioni scientifiche ne attestano la valenza.

Attualmente gli studi internazionali hanno ampiamente confermato un’azione positiva nel controllo della nausea in pazienti sottoposti a chemioterapia; tali prodotti di sintesi inoltre aumentano l’appetito nei malati terminali oncologici o affetti da Hiv e conseguentemente instaurano una sensazione di benessere generale; quest’ultimo aspetto è particolarmente rilevante nella terapia dei pazienti affetti da Sclerosi Multipla. Gli studi internazionali confermano: si sentono molto meglio, anche se gli esami elettro-neurofisiologici rimangono inalterati, cioè la malattia non si ferma”.

Ed il dolore oncologico? Lei Professoressa ha partecipato anche ad uno studio preciso al riguardo….

” Si, un lavoro internazionale, i cui dati sono ancora in fase di elaborazione. Purtroppo attualmente non esistono certezze derivate da sperimentazioni fatte sull’uomo.  Anche perché andrebbero testati i cannabinoidi da soli, non sarebbe etico togliere la morfina ad un paziente! Di certo sugli animali è stata dimostrata una potente sinergia delle due sostanze abbinate:  per semplificare, se la morfina funziona 10 e la cannabis 5, insieme hanno un effetto terapeutico che equivale a 20 e non a 15!

Anche il nostro studio si è basato su questo principio: un gruppo di pazienti è stato trattato con la morfina ed un secondo gruppo con la combinazione dei due. Mi sento di dire che non bisogna però aspettarsi miracoli dall’utilizzo della sola cannabis nella terapia del dolore in pazienti oncologici. Per concludere va ricordato che stiamo parlando di medicinali, di sostanze curative che per essere vendute ed utilizzate necessitano di studi scientifici e precisi protocolli”.

Diverso è dunque il discorso dell’uso personale della cannabis, dell’erba da fumare, che si può acquistare, contro la legge, e si assume su propria scelta ed autonomia individuale. Può dare lo “sballo”, effetti collaterali inclusi, ma non c’entra assolutamente nulla con un medicinale o con una terapia.

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