BPA: l’esposizione in gravidanza rallenta la crescita del feto

di Marco Mancini Commenta

Per fortuna è stato recentemente bandito dall’Unione Europea, ma ancora oggi si scoprono nuovi effetti di quel terribile composto chimico a cui siamo stati esposti per anni: il BPA. L’esposizione dei genitori al bisfenolo A (BPA) durante la gravidanza è infatti stato associato con un peso ridotto, alla nascita, dei figli, rispetto ai figli di famiglie i cui genitori non erano stati esposti al BPA, secondo i ricercatori del Kaiser Permanente.

I ricercatori hanno spiegato che c’era una diminuzione del peso alla nascita nei bambini le cui madri erano state direttamente esposte ad elevati livelli di BPA nei luoghi di lavoro durante la gravidanza, seguiti da quelli le cui madri sono state esposte a bassi livelli di BPA nei luoghi di lavoro, e poi da quelli le cui madri venivano esposte al BPA attraverso l’alta esposizione del padre. Un minimo calo di peso alla nascita invece veniva registrato nei figli le cui madri venivano esposte al BPA attraverso la bassa esposizione professionale del padre.

Anche se la scoperta deve essere confermata da ulteriori studi, lo studio fornisce la prova preliminare che l’esposizione materna al BPA durante la gravidanza può avere un effetto negativo sulla crescita del feto, ha spiegato De-Kun Li, ricercatore principale dello studio, epidemiologo riproduttivo e perinatale presso il Kaiser Permanente Division of Research di Oakland, in California

L’esposizione al BPA si è calcolato possa ridurre il peso alla nascita anche degli animali in livelli relativamente alti di esposizione. Entrambi gli studi, sia quello sugli animali che sull’uomo, hanno dimostrato che il BPA può passare attraverso la barriera placentare e che i feti possono essere esposti a simili (se non superiori) livelli di BPA, rispetto a quelli delle madri.

Lo studio è stato effettuato su oltre 1.000 lavoratori di sesso maschile e femminile nelle fabbriche in Cina. Qui i lavoratori sono stati suddivisi in diversi gruppi a seconda del grado di esposizione alla sostanza tossica dal 2003 al 2008. Le madri del gruppo esposto avevano lavorato per almeno tre mesi durante la gravidanza. I ricercatori hanno spiegato che è possibile che i figli di questo gruppo presentino livelli relativamente più elevati di esposizione in utero al BPA rispetto a quelli di altri gruppi. I coniugi dei padri esposti, anche se non direttamente esposti nei luoghi di lavoro, avevano maggiori probabilità di avere un più alto livello di esposizione al BPA rispetto alle donne nel gruppo non esposto. L’esposizione a questo gruppo potrebbe avvenire attraverso il contatto con abiti contaminati, visite ai coniugi sul posto di lavoro e attraverso la vicinanza delle abitazioni alle fabbriche.

Il BPA è un prodotto chimico creato nella produzione della plastica policarbonato e resine epossidiche trovato nei biberon, contenitori in plastica, rivestimenti delle lattine per alimenti e bevande, e in sigillanti dentali. I ricercatori hanno spiegato che il BPA è ritenuto altamente pericoloso per il sistema endocrino per i sistemi riproduttivi maschili e femminili, ed ora, grazie a questa ricerca, si scopre essere pericoloso persino per i bambini non ancora nati. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Reproductive Toxicology.

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[Fonte: Sciencedaily]

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