Malattie cardiache: i vegetariani hanno un basso rischio

di Marco Mancini 7

I vegetariani non solo potrebbero salvare da morte certa milioni di animali eliminando la loro carne dalla dieta, ma pare che potrebbero star contribuendo persino a salvare la propria vita. Secondo un nuovo studio effettuato presso la Loma Linda University, i vegetariani hanno un rischio significativamente inferiore di sviluppare una condizione associata alle malattie cardiache e ictus rispetto a persone che hanno le stesse caratteristiche, ma che mangiano carne.

I ricercatori hanno intervistato 700 adulti, sia vegetariani che non, ed hanno scoperto un’associazione tra una dieta a base di carne ed un rischio maggiore di sviluppare la sindrome metabolica, un precursore per malattie cardiache, diabete e ictus.

Secondo lo studio, vi è un alto tasso di sindrome metabolica negli Stati Uniti, anche se i cambiamenti nelle abitudini alimentari possono contribuire a contenere le cifre. Il rapporto spiega che la sindrome metabolica è definita come esposizione ad almeno tre dei cinque fattori di rischio totale: pressione alta, livelli elevati di colesterolo HDL, alti livelli di glucosio, trigliceridi elevati e una circonferenza vita non sana. Lo studio in questione ha scoperto che mentre il 25% dei vegetariani aveva la sindrome metabolica, il numero aumentava in modo significativo fino al 37% per i semi-vegetariani ed al 39% per i non-vegetariani.

Non ero sicuro che ci sarebbe stata una differenza significativa tra vegetariani e non-vegetariani, e sono rimasto sorpreso dal contrasto scaturito dai numeri. Esso indica che i fattori dello stile di vita come la dieta possono essere importanti nella prevenzione della sindrome metabolica

ha affermato Nico S. Rizzo che ha guidato lo studio. Questa, ovviamente, non è la prima volta che i ricercatori scoprono che i vegetariani possono essere più in salute. Nel 2008, secondo uno studio tedesco del Cancer Research Center, si è scoperto che i vegetariani effettivamente vivevano più a lungo, con gli uomini e le donne che riducevano il loro rischio di morte precoce rispettivamente del 50 e 30%.

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[Fonte: Treehugger]

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