Pneumosinus dilatans

di Marco Mancini 1

Pneumosinus dilatans

La pneumosinus dilatans è un fronte particolarmente ampia, a volte associata ad una arcata sopraccigliare più pesante del normale. La condizione è vista solo in sindromi rare, o come eccezioni di altre condizioni come l’acromegalia, una malattia cronica causata dall’eccesso di ormone della crescita, il quale porta all’allargamento delle ossa della faccia, mandibola, mani, piedi e cranio.

CAUSE: Le più comuni sono:

  • Acromegalia;
  • Sindrome del nevo basocellulare;
  • Sifilide congenita;
  • Disostosi cleidocraniale;
  • Sindrome di Crouzon;
  • Sindrome di Hurler;
  • Sindrome di Pfeiffer;
  • Sindrome di Rubinstein-Taybi;
  • Sindrome di Russell-Silver;
  • L’utilizzo del farmaco trimetadione (antiepilettico) durante la gravidanza.

DIAGNOSI: Un neonato o un bambino con delle bozze frontali ha generalmente altri sintomi e segni che, nel loro insieme, definiscono una specifica sindrome o condizione. La diagnosi si basa su una storia della condizione in famiglia, la storia medica del paziente e la completa valutazione fisica. Le domande che documentano la storia medica possono includere le modalità di comparsa dei sintomi, altri sintomi eventualmente presenti e se altre malattie sono già state diagnosticate alla nascita.

Alcuni studi di laboratorio possono essere richiesti per confermare la presenza di un disturbo sospetto.

TERAPIA: Non esiste un metodo terapico necessario per il pneumosinus dilatans. L’assistenza domiciliare per i disturbi associati con la malattia varia a seconda dello specifico disturbo.

Contattare un medico se si nota che la fronte del bambino appare insolitamente prominente.

PREVENZIONE: Non è possibile prevenire il pneumosinus dilatans, ad eccezione dell’evitare il trimetadione o il curare altre cause in gravidanza come la sifilide.

[Fonte: Ny Times]

Per ulteriori informazioni rivolgersi al proprio medico. Le informazioni fornite su MedicinaLive sono di natura generale ed a scopo puramente divulgativo, e non possono sostituire in alcun caso il consiglio di un medico (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari.

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