Robot chirurgo, il futuro della chirurgia in scena a Roma con i casi più difficili

di Paola 2

Operare i casi più difficili con il supporto della chirurgia robotica. Oggi si può. Lo hanno fatto a Roma i migliori esperti del settore nell’ambito della tre giorni conclusasi ieri e dedicata al settimo congresso europeo di laparoscopia e chirurgia robotica, presieduto dal professor Vito Pansadoro.

Specialisti provenienti da tutto il mondo hanno mostrato le tecniche migliori per utilizzare i robot chirurgo, effettuando diciotto difficilissimi interventi. Interventi che senza l’apporto del robot chirurgo sarebbero davvero inimmaginabili: la chirurgia robotica amplifica la precisione del braccio umano, garantendo risultati che rasentano la perfezione e riducendo i rischi di imprecisioni e complicazioni sotto i ferri.

Nelle sale operatorie della clinica Pio XI di Roma chirurghi di fama internazionale come il cinese Xu Zhang e l’indiano Inderbir Gill hanno eseguito davanti ai colleghi operazioni impossibili da gestire con l’aiuto delle sole mani e del bisturi. Il chirurgo robot ha il vantaggio di amplificare la visuale del campo operatorio fino a quindici volte e di moltiplicare per sei la precisione del chirurgo.  L’Italia è leader in Europa con un piccolo esercito di chirurghi robot: sparsi per la Penisola ce ne sono ben quarantacinque. Ribattezzati Da Vinci,  vengono utilizzati per agire su pazienti altrimenti inoperabili, che hanno già subito molti interventi e che non sopportebbero il peso di un solo piccolo errore.

Le macchine vengono mosse da operatori e sono precisissime quanto elaborate. E costose: pensate che un robot costa oltre due milioni di dollari,  per la manutenzione occorrono 150mila dollari l’anno, un intervento costa intorno ai 2000 dollari. Una bella cifra che limita lo sviluppo del settore della chirurgia robotica. Un peccato visto che il paziente, solitamente una vita a perdere, si riprende dopo pochi giorni dall’intervento. Il tutto grazie ai metodi non invasivi dei robot, che utilizzano la  tecnica della laparoscopia: il tutto consiste nel  non creare larghe ferite, bensì  nell’inserire praticando dei fori di pochi millimetri delle speciali cannule attraverso le quali passano gli strumenti chirurgici e si potenzia il campo visivo dell’operatore.

[Fonte: APCom]

Commenti (2)

  1. si possono fare interventi al retto con il SSN ? cioè a carico della regione Lazio ?

    1. Sì, per ciò che mi è dato sapere la chirurgia robotica (e dunque Da Vinci) ha tra i campi d’applicazione anche il colon retto. Sinceramente non conosco strutture private che utilizzano questa strumentazione (ma ci saranno). Ho finora avuto notizie di Da Vinci in strutture pubbliche e dunque convenzionate col SSN. Devi chiedere allo specialista che ti segue quali strutture nella Regione Lazio utilizzano tale mezzo. Ad esempio hanno questo robot al San Giovanni -addolorata, ma anche all’IFO Regina Elena, di Roma, ma non so se lo usano solo in urologia o anche in altri contesti chirurgici…

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