Parto cesareo: un test ne svela la necessità

di Cinzia Iannaccio Commenta

Un test che predice la necessità di un parto cesareo: chissà se avrebbe evitato l’inopportuna lite dei due ginecologi del Policlinico di Messina. Certo è che l’esame in questione sembra essere possibile, anzi sarebbe già in uso in Norvegia, Belgio e Svezia. Ma di cosa si tratta di preciso? Il principio è semplice: l’utero è un muscolo e come tale, i suoi movimenti possono produrre acido lattico.

Il test consiste nella misurazione dei livelli di questa sostanza nel liquido amniotico. Quando la concentrazione di acido lattico è troppo alta (ovvero come quando fanno male i polpacci dopo una lunga camminata in salita) l’utero non è più in grado di avere le giuste contrazioni. Si inibisce quindi la possibilità di un parto fisiologico che avviene grazie alle naturali contratture uterine.

Non solo: concentrazioni eccessive di acido lattico rendono impossibili o comunque difficili anche le contrazioni stimolate artificialmente con l’ossitocina, il farmaco che si usa in questi casi (anche troppo spesso a parer mio), che dunque non servirebbe, sarebbe inutile.

Il nuovo esame potrebbe dunque evitare ritardi pericolosi nell’intervento di taglio cesareo, che spesso portano a complicazioni, ma sarebbe anche utile nei casi di donne con una muscolatura uterina ancora attiva, per evidenziare come, aspettando potrebbero arrivare le giuste contrazioni per la nascita naturale del bambino.

Potrebbe dunque evitare tanti cesarei inutili, fatti con frettolosità. In Italia ad esempio, se ne fanno troppi rispetto alla media necessaria indicata dalla OMS.

A mettere appunto l’esame del liquido amniotico in questione, secondo quanto si legge nel sito internet della BBC è stata l’azienda privata svedese Obstecare, sulla base di uno studio condotto alla Liverpool University e al Liverpool Women’s Hospital.

Di certo non tutte le volte che si fa partorire una donna con un  cesareo si parte da un affaticamento uterino, ma mi sembra un buon inizio per cominciare a dare delle linee generali sull’utilizzo di questa tecnica che come sappiamo, seppure di routine, comporta una serie di rischi, come tutti gli interventi chirurgici.

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