Protesi mammarie e filler, al via l’anagrafe ministeriale

di Angela Gennaro 1

Facciamo ordine. Ecco che sbuca fuori ora una commissione ministeriale per censire protesi mammarie e filler iniettivi. La prima riunione è prevista per il prossimo 4 febbraio: oltre al Governo, vi parteciperà la Sicpre, la Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica. L’iniziativa è stata presa da Francesca Martini, sottosegretario al Welfare: l’idea è quella di censire protesi e filler, per capire quanti interventi vengono effettuati in Italia, su quali pazienti e in quali strutture.

Il tutto, per avere ulteriori e più precisi strumenti per poi prevedere eventuali interventi legislativi. Si tratta, infatti, di un settore, in Italia, dove mancano gli strumenti per una reale tutela del paziente. Serve, inoltre, una stima reale – attualmente assente – sui casi di complicanze e di trattamenti mal riusciti: incidenti di percorso che possono portare anche a danni permanenti.

L’obiettivo è quello di un sistema di informazioni certificate: negli USA succede già, con l’Asaps (società americana di chirurgia plastica) che pubblica sul suo sito web dati accessibili a tutti i cittadini.

Nel caos e nella mancanza di dati certi e ordinati, in Italia preoccupa un’ulteriore situazione: i filler vengono autorizzati come presidi medici. In questo modo non seguono la procedura dei farmaci, che è molto più rigorosa. E’ diffuso anche l’utilizzo di prodotti permanenti o semipermanenti: prodotti che non si riassorbono e che possono provocare gravi e permanenti inestetismi.

L’Asaps parla di un rischio complicanze pari al 7,7%: si tratta di problemi di varia intensità, e che a volte possono manifestarsi anche dopo molto tempo dall’applicazione (3-5 anni ) e sono difficili da correggere o rimuovere. I filler naturali, invece – molto più diffusi – hanno anche una percentuale di effetti collaterali più bassa: lo 0,03%. Si tratta di sostanze come l’acido ialuronico e il collagene, che si riassorbono in 6-12 mesi.

Via al censimento, dunque. Che il caso mediatico di Cristina Del Basso abbia fatto riflettere?

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