Mammografia o ecografia per la diagnosi del tumore al seno?

di Cinzia Iannaccio Commenta

 Il tumore al seno, come sapete si combatte con una diagnosi precoce. Esistono vari mezzi diagnostici per fare ciò anche se lo screening di massa si basa sulla mammografia. Questa infatti è consigliata e gratuita (presso le strutture pubbliche) per tutte le donne che hanno più di 45 anni. E’ dopo questa età che infatti sale vertiginosamente il rischio di carcinoma mammario, anche se, non dobbiamo mai dimenticarlo, questa neoplasia non risparmia assolutamente le giovani donne. In questi casi è più opportuno fare un’ecografia al seno. In altre situazioni si tende ad utilizzare di recente anche la risonanza magnetica. Ma quale è tra queste l’indagine diagnostica migliore?

Ecografia al seno o mammografia?

Ecografia o mammografia? Quale delle due è più affidabile? Perché a volte se si ha un risultato mammografico dubbio si richiede un’ecografia? Perché non fare direttamente questa, di più semplice realizzazione e di costo minore? Ci troviamo sempre un pochino spiazzate noi donne in questi casi, con la sensazione che anche medici e tecnici radiologi non siano perfettamente tutti all’unisono circa l’indagine diagnostica opportuna da fare. Così non è. Di fatto la mammografia è utile per le donne mature e l’ecografia per le giovanissime in quanto hanno dei tessuti più densi e dunque più difficili da analizzare con un apparecchio mammografico, anche se tra i 40 ed i 50 anni spesso possono esservi differenze poco rilevanti da questo punto di vista: dipende dalla genetica, ogni donna è un caso a se stante. Più in generale possiamo dire che i due test sono complementari. Chiaramente l’esame d’elezione rimane la mammografia, ma per le donne tra i 20 ed i 40 anni circa con familiarità di tumore al seno o presenza di noduli, è consigliata l’ecografia che può essere approfondita in caso di una massa specifica anche con un ago aspirato. Dopo i 50 anni la mammografia va sempre bene e per casi dubbi dovuti a seno denso si può studiare da vicino l’anomalia con una ecografia o con la risonanza magnetica. Ognuna di queste tecniche, va ricordato, ha caratteristiche diverse.

Tumore al seno e mammografia

La mammografia è in grado di rilevare l’85/90% di tutte le neoplasie del seno, anche di misure ridottissime, prima ancora che diventino palpabili. E’ per questo che è l’esame diagnostico per eccellenza. A seconda del seno, del macchinario e dell’operatore, questa indagine può risultare dolorosa: nulla di insopportabile o particolarmente invasivo, va detto subito. Semplicemente ogni seno viene compresso due volte per essere “fotografato” da raggi X. Tutto l’esame non richiede più di 5 minuti e non è necessaria una preparazione particolare. Numerose sono le problematiche rilevabili con una mammografia, oltre al tumore, la maggior parte delle quali benigne seppur fastidiose. Stiamo parlando di adenosi (lobuli dei seni ingranditi), cisti (piene di liquido, non solide), calcificazioni, fibroadenomi, ostruzione dei dotti galattiferi, mastite (infiammazione ed infezione dei seni).

Tumore al seno: cosa vede l’ecografia

L’ecografia utilizza onde sonore per delineare una parte del corpo, analizzandola da vicino: è quella toccata dal cursore (trasduttore). E’ molto utile per guardare infatti un’area specifica, altrimenti dubbia, ed è in grado a volte anche di distinguere se una cisti rilevata da una mammografia (o con un’autopalpazione del seno) è liquida o solida, evitando così il ricorso all’ago aspirato. In tal senso l’ecografia al seno è più precisa della mammografia, ma ha molti limiti: prima di tutto non permette una visione totale in contemporanea della mammella, ma solo sezione per sezione, quella analizzata dal trasduttore; ne consegue che i risultati dipendono molto dall’esperienza dell’operatore. Inoltre l’ultrasuono non permette di individuare microcalcificazioni o di distinguere piccole anomalie da tessuti sani. Se il medico dopo una mammografia invia ad un’ecografia, non bisogna comunque preoccuparsi di avere un tumore al seno perché questa indagine diagnostica serve anche a diagnosticare altre problematiche benigne: cisti, ascessi, fibroadenomi, ecc. Tra gli altri aspetti positivi invece: non ha compressione e dunque nessun dolore al seno, non emette radiazioni ed è più economica; l’ecografia può anche essere usata per guidare il medico durante un ago aspirato o per controllare i linfonodi più facilmente distinguibili dal tumore maligno con questa metodica.

La risonanza magnetica  e le altre tecniche per la diagnosi del tumore al seno

La risonanza magnetica attualmente viene utilizzata in combine con la mammografia per lo screening in donne giovani e predisposte al tumore al seno, oppure per delinearne bene le dimensioni dopo una diagnosi. Non usa raggi X, ma onde radio e magneti: la scansione può durare anche un’ora, spesso richiede un liquido di contrasto e non è particolarmente indicata per i claustrofobici. Ma è adeguatamente precisa. C’è poi la PEM (una tomografia a emissione di positroni – PET – specifica per le mammelle) e un nuovo esame (chiamato anche ductogram o galactogram) che consiste nell’inserimento nei dotti galattofori, di un tubicino che emette liquido di contrasto che viene “fotografato” da particolari raggi X: se il seno ha invece una perdita di liuido, questo si analizza per controllare se vi sono cellule tumorali.

Foto: Thinkstock

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