Antiossidanti? Di più se la frutta è sottovuoto

di Valentina Cervelli 5

L’estate è forse il periodo, complice il caldo, nel quale la popolazione consuma quantità maggiori di frutta. Si tratta di un bene, non solo per le vitamine e le sostanze nutritive in essa contenute, ma anche per la presenza al suo interno di antiossidanti in grado di favorire il mantenimento di uno stato di buona salute ed il rallentamento dell’ invecchiamento.  Ma quale frutta ne contiene di più? A quanto pare quella sottovuoto.

Questo metodo di conservazione definibile “ad alta pressione”, non solo sembra essere il metodo migliore per mantenere nel tempo i cibi eliminando il problema o comunque limitando fortemente la contaminazione da parte di batteri, ma sembra essere addirittura in grado di potenziare il comportamento benefico degli antiossidanti.

La ricerca medica sta puntando molto su queste sostanze, perché ritenute in grado, come già anticipato, di proteggere in maniera particolare il nostro organismo, specialmente dagli attacchi del tempo e da quelli di tutte quelle sostanze nocive in grado di diventare agenti patogeni.  I ricercatori del Dipartimento di Biotecnologie e Ingegneria Alimentare del Tecnológico de Monterrey in Messico, hanno recentemente presentato uno studio a tal riguardo presso il National Meeting and Exposition dell’American Chemical Society di Denver, negli Stati Uniti.

Protezione e sviluppo di benefici: gli scienziati avrebbero ideato un metodo, conosciuto sotto il nome di pascalizzazione (scientificamente o HHP, che sta per High Hydrostatic Pressure, n.d.r.) che non solo conserverebbe la frutta senza danneggiarla, ma sarebbe in grado, sottoponendola ad una pressione di 600 megapascal di aumentarne del 50% il contenuto di antiossidannti.

Prendendo ad esempio l’avocado:  la luteina aumenta del 40%, la neoxantina b aumenta del 513%, l’a-criptoxantina del 312%, l’a-carotene del 284%, la b-criproxantina del 220% e il b-carotene del 107%.  Ancor meglio se si parla di papaya: fitofluene +224%, licopene +222%, fitoene +207%, b-criptoxantina +145% e il beta-carotene +131%.

Non si tratta di una tipologia di confezionamento adatta a tutta la frutta ma si tratta di una tecnologia che fa ben sperare: l’rna intatto della frutta suggerisce che il processo sia in grado di creare una produzione attiva degli antiossidanti sopra elencati.

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Fonte: La Stampa

 

 

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